Buffi Duetti – i testi delle arie e duetti

L’opera buffa è un universo di astuzie, inganni, equivoci e irresistibile comicità, raccontato attraverso la musica di grandi maestri come Rossini, Donizetti, Mozart, Salieri e Cimarosa. Ma dietro ogni nota si nasconde un testo ricco di giochi di parole, battibecchi frizzanti e dichiarazioni d’intenti esilaranti.

Per permettervi di seguire al meglio ogni momento del nostro concerto Buffi Duetti, abbiamo raccolto i testi di tutte le arie e i duetti che ascolterete. Leggerli in anticipo vi aiuterà a cogliere ogni sfumatura dell’ironia e della brillantezza dei libretti, permettendovi di immergervi ancora di più nella teatralità di queste opere.

Preparatevi a sorridere, lasciandovi conquistare dalle schermaglie tra servitori astuti e padroni ingenui, dai piani ingegnosi degli amanti e dagli imprevedibili colpi di scena che rendono l’opera buffa un vero e proprio spettacolo senza tempo!

Buona lettura e… buon divertimento! 🎭✨

👉 Scorri qui sotto per leggere i testi delle arie e dei duetti del nostro concerto!

Antonio Salieri (1750-1825) “Signor Poeta mia” duetto da Prima la Musica e poi le Parole

MAESTRO
Signor poeta mio,
voi siete un capo ameno;
l’affar né più, né meno
sta come vi dich’io:
il signor conte vuole
che musica e parole
sien fatte in quattro dì.
POETA
Avete inteso male.
Conosco il conte Opizio,
che dar vuol questa festa;
è un uomo di giudizio,
né può venirgli in testa
idea così bestiale,
ridicola così.
MAESTRO
S’ella un po’ più m’inquieta,
trovo miglior poeta.
POETA
Caro signor Maestro,
non si comanda all’estro.
Ma cieli! che sproposito!
Un dramma in quattro dì?

MAESTRO
La cosa è arcipossibile,
e deve andar così.
Insieme
POETA
Con maestri sì ostinati,
io per me divento matto,
nulla credono ben fatto
se non fassi a modo lor.
MAESTRO
Con poeti sì sguaiati,
io per me divento matto,
nulla credono ben fatto
se non fassi a modo lor
MAESTRO
Vorrei pria condur l’aratro
ch’esser mastro di cappella.
POETA
Meglio è far il pulcinella,
che il poeta di teatro.
POETA E MAESTRO
Che grand’asino che fui!
Accoppar dovea colui,
che mi fe’ compositor


Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Madamina il catalogo è questo” aria da Don Giovanni 527

LEPORELLO
Madamina, il catalogo è questo
delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatt’io:
osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta,
in Lamagna duecento e trentuna,
cento in Francia, in Turchia novantuna,
ma in Ispagna son già mille e tre
V’ha fra queste contadine,
cameriere, cittadine,
v’han contesse, baronesse,
marchesane, principesse,
e v’han donne d’ogni grado,
d’ogni forma, d’ogni età.
Andante con moto
Nella bionda egli ha l’usanza
di lodar la gentilezza;

nella bruna, la costanza;
nella bianca, la dolcezza.
Vuol d’inverno la grassotta,
vuol d’estate la magrotta;
è la grande maestosa,
la piccina è ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
pe ‘l piacer di porle in lista:
ma passion predominante

Questa è invero curiosa!
Sembra d’accordo
in masticar parole
perché io non intenda?
Ma voglio ben capir questa faccenda.


Domenico Cimarosa (1749-1801) “Questa è invero curiosa…se fiato in corpo avete” recitativo e duetto dal Matrimonio Segreto
GERONIMO
Venite pur, venite o Conte amato.
Mi volete ora dir quello ch’è stato?
CONTE
Anzi,  me n’ vengo apposta ,
per dichiararvi il tutto
senza riguardo alcuno.
GERONIMO
No, non c’è alcuno.
CONTE
Alcun riguardo, ho detto.
Non ho di dirvi il tutto, e il dirò schietto.
Vi dirò in primo luogo in stil laconico,
che pe ‘l mio gusto armonico che Elisetta sposar più non intendo.
GERONIMO
Che? Cosa avete detto?
CONTE
Ho detto che non trovo
cosa in lei che mi piaccia,
e che più non la voglio.
Non la volete più! Mia figlia? Quella
per cui steso è il contratto?
Non la volete più? Voi siete un matto.
La vorrete benissimo.
La s…


Gioacchino Rossini (1792-1868) Ombretta sdegnosa da La pietra del paragone
PACUVIO
Ombretta sdegnosa
del Missipipì,
non far la ritrosa,
ma resta un po’ qui.»
«Non posso, non voglio»,
l’ombretta risponde:
«son triglia di scoglio,
ti basti così.»
E l’altra ripiglia:
«Sei luccio, non triglia.»
Qui nasce un insieme:
chi piange, chi freme.
Fantesca: «Sei luccio.»
Ombretta: «Son triglia.»
Fantesca: «Ma resta.»
Ombretta: «Ti basti,
ti basti, t’arresta,
non dirmi così.



Gioachino Rossini (1792-1868) “Ma dunque io sono un ex…Un segreto d’importanza” duetto dalla Cenerentola

DANDINI
Ma dunque io sono un ex? dal tutto al niente
precipito in un tratto?
Veramente ci ho fatto
una bella figura!
MAGNIFICO
Scusi la mia premura…
ma quelle due ragazze
stan con la febbre a freddo. Si potrebbe
sollecitar la scelta.
DANDINI

È fatta, amico.

MAGNIFICO

È fatta! ah! per pietà! dite, parlate:
è fatta! e i miei germogli…
in queste stanze a vegetar verranno?

DANDINI

Tutti poi lo sapranno;
per ora è un gran segreto.
MAGNIFICO

E quale, e quale?
Clorindina o Tisbetta?

DANDINI Non giudicate in fretta.

MAGNIFICO
Lo dica ad un papà.

DANDINI
Ma silenzio.

MAGNIFICO

Si sa; via, dica presto.

DANDINI

Non ci ode alcuno?

MAGNIFICO
In aria
non si vede una mosca.
DANDINI
È un certo arcano
che farà sbalordir. …
Sia sigillato
quanto ora udrete dalla bocca mia.
MAGNIFICO Io tengo in corpo una segreteria.
DANDINI
Un segreto d’importanza,
un arcano interessante
io vi devo palesar.
È una cosa stravagante,
vi farà strasecolar.
MAGNIFICO
Senza battere le ciglia,
senza manco trarre il fiato
io mi pongo ad ascoltar.
Starò qui petrificato,
ogni sillaba a contar.
DANDINI
Uomo saggio e stagionato
sempre meglio ci consiglia.
Se sposassi una sua figlia,
come mai l’ho da trattar?



DANDINI
Ma dunque io sono un ex? dal tutto al niente
precipito in un tratto?
Veramente ci ho fatto
una bella figura!
MAGNIFICO
Scusi la mia premura…
ma quelle due ragazze
stan con la febbre a freddo. Si potrebbe
sollecitar la scelta.
DANDINI
È fatta, amico.
MAGNIFICO
È fatta! ah! per pietà! dite, parlate:
è fatta! e i miei germogli…
in queste stanze a vegetar verranno?
DANDINI
Tutti poi lo sapranno;
per ora è un gran segreto.
MAGNIFICO
E quale, e quale?
Clorindina o Tisbetta?
DANDINI
Non giudicate in fretta.
MAGNIFICO
Lo dica ad un papà.
DANDINI
Ma silenzio.
MAGNIFICO
Si sa; via, dica presto.
DANDINI
Non ci ode alcuno?
MAGNIFICO
In aria
non si vede una mosca.
DANDINI
È un certo arcano
che farà sbalordir. …
Sia sigillato
quanto ora udrete dalla bocca mia.
MAGNIFICO
Io tengo in corpo una segreteria.

DANDINI
Un segreto d’importanza,
un arcano interessante
io vi devo palesar.
È una cosa stravagante,
vi farà strasecolar.
MAGNIFICO
Senza battere le ciglia,
senza manco trarre il fiato
io mi pongo ad ascoltar.
Starò qui petrificato,
ogni sillaba a contar.
DANDINI
Uomo saggio e stagionato
sempre meglio ci consiglia.
Se sposassi una sua figlia,
come mai l’ho da trattar?
MAGNIFICO
(Consiglier son già stampato.)
Ma che eccesso di clemenza!
Mi stia dunque Sua eccellenza…
Bestia!… Altezza, ad ascoltar.
Abbia sempre pronti in sala
trenta servi in piena gala,
cento sedici cavalli,
duchi, conti e marescialli a dozzine convitati,
pranzi sempre coi gelati
poi carrozze, poi bombè
Vi rispondo senza arcani
che noi siamo assai lontani.
Io non uso far de’ pranzi;
mangio sempre degli avanzi,
non m’accosto a’ gran signori,
tratto sempre servitori.
Me ne vado sempre a piè
MAGNIFICO
Mi corbella?
DANDINI
Gliel prometto.
MAGNIFICO
Questo dunque?
DANDINI
È un romanzetto.
È una burla il principato,
sono un uomo mascherato.
Ma venuto è il vero principe
m’ha strappata alfin la maschera.
Io ritorno al mio mestiere:
son Dandini il cameriere.
Rifar letti, spazzar abiti
far la barba e pettinar.

MAGNIFICO
Di quest’ingiuria,
di quest’affronto
il vero principe
mi renda conto.
DANDINI
Oh non s’incomodi
non farà niente.
Ma parta subito,
immantinente.
MAGNIFICO
Non partirò.
DANDINI
Lei partirà.
MAGNIFICO
Sono un barone.
DANDINI
Pronto è il bastone
MAGNIFICO
Ci rivedremo,
ci parleremo!
DANDINI
Ci rivedremo,
ci parleremo!
MAGNIFICO
Non partirò.
DANDINI
Lei partirà.
MAGNIFICO
Tengo nel cerebro
un contrabbasso
che basso basso
frullando va.
Da cima a fondo,
poter del mondo!
Che scivolata,
che gran cascata!
Eccolo eccolo
tutti diranno
mi burleranno
per la città.
DANDINI
Povero diavolo!
È un gran sconquasso
che d’alto in basso
piombar lo fa.
Vostr’eccellenza
abbia prudenza.
Se vuol rasoio,
sapone e pettine,
saprò arricciarla,
sbarbificarla…
ah ah! guardatelo,
l’allocco è là.


PASQUALE
Son nov’ore; di ritorno
il Dottore esser dovria.
Zitto… parmi… è fantasia…
forse il vento che soffiò.
Che boccon di pillolina,
Nipotino, vi preparo!
vuo’ chiamarmi don Somaro
se veder non ve la fo.
DOTTORE
È permesso?
PASQUALE
Avanti, avanti.
Dunque?
DOTTORE
Zitto, con prudenza.
PASQUALE
Io mi struggo d’impazienza.
La sposina?
DOTTORE
Si trovò.
PASQUALE
Benedetto ah, benedetto!…
DOTTORE
(Che babbione!)
Proprio quella che ci vuole.
Il ritratto, in due parole
il ritratto ve ne fo.
PASQUALE
Son tutt’occhi, tutt’orecchie,
muto, attento a udirvi sto.
DOTTORE
Udite.

Bella siccome un angelo
in terra pellegrino,
fresca siccome il giglio
che s’apre sul mattino,
occhio che parla e ride,
sguardo che i cor conquide,
chioma che vince l’ebano,
sorriso incantator.
Sposa simìle! Oh giubilo!
Non cape in petto il cor.
Dottore
Alma innocente, ingenua,
che se medesma ignora,
modestia impareggiabile,
bontà che v’innamora.
Ai miseri pietosa,
gentil, dolce amorosa,
il ciel l’ha fatta nascere
per far beato un cor.
PASQUALE
Famiglia?
DOTTORE
Agiata, onesta.
PASQUALE
Il nome?
DOTTORE
Malatesta.
PASQUALE
Sarà vostra parente?
DOTTORE
Alla lontana un po’.
È mia sorella.
PASQUALE
Oh, gioja!
E quando di vederla,
quando mi fia concesso?
DOTTORE
Stassera sul crepuscolo.
PASQUALE
Stassera? Adesso, adesso,
per carità, Dottore!
DOTTORE
Frenate il vostro ardore,
quetatevi, calmatevi.
Fra poco qui verrà.
PASQUALE
Davvero?
DOTTORE
Preparatevi
e ve la porto qua.
PASQUALE
Oh caro!
DOTTORE
Calm…
ASQUALE
Cheti cheti immantinente
nel giardino discendiamo;
prendo meco la mia gente,
il boschetto circondiamo;
e la coppia sciagurata,
a un mio cenno imprigionata,
senza perdere un momento
conduciam dal podestà.
DOTTORE
Io direi… sentite un poco.
Noi due soli andiamo in loco;
nel boschetto ci appostiamo,
ed a tempo ci mostriamo.
E tra preghi e tra minacce
d’avvertir l’autorità,
ci facciam dai due promettere
che la cosa resti là.
PASQUALE
È sì fatto scioglimento
poca pena al tradimento.
DOTTORE
Riflettete è mia sorella.
PASQUALE
Vada fuor di casa mia,
altri patti non vuo’ far.
DOTTORE
È un affare delicato,
vuol ben esser ponderato.
PASQUALE
Ponderate… esaminate,
ma in mia casa non la vuo’, no, no
DOTTORE
Uno scandalo farete
e vergogna poi ne avrete;
non conviene, non sta bene:
altro modo cercherò.
PASQUALE
Non importa… non importa.
Non sta bene, non conviene…
Ma lo schiaffo qui restò.
Io direi…
DOTTORE
L’ho trovata!
PASQUALE
Benedetto!
Dite… presto.
DOTTORE
Nel boschetto
quatti quatti c’appostiamo
di là tutto udir possiamo.
S’è costante il tradimento,
la cacciate su due piè.
PASQUALE
Bravo, bravo, va benone,
son contento, son contento.
DOTTORE
Sì. Sì.
PASQUALE
Aspetta, aspetta,
cara sposina,
la mia vendetta
già s’avvicina,
già, già ti preme,
già t’ha raggiunto,
tutte in un punto
l’hai da scontar.
Vedrai se giovino
raggiri e cabale,
sorrisi teneri,
sospiri e lagrime:
or voglio prendere
la mia rivincita,
sei nella trappola,
v’hai da restar.
DOTTORE
Il poverino
sogna vendetta,
non sa il meschino
quel che l’aspetta;
invano freme,
invano arrabbia,
è chiuso in gabbia,
non può scappar.
Invano accumula
progetti e calcoli,
non sa che fabbrica
castelli in aria;
non vede, il semplice,
che nella trappola
da sé medesimo
si va a gettar

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